La Serbia si avvia verso le elezioni parlamentari anticipate del 25 ottobre 2026, dopo quasi due anni di proteste iniziate in seguito alla tragedia della stazione ferroviaria di Novi Sad. Aleksandar Vučić si è dimesso dalla carica di presidente per poter fare campagna elettorale come “comune cittadino”. Quel comune cittadino ha ora pubblicato il suo primo spot elettorale. E interpreta il ruolo di cameriere.
La scena si svolge in un ristorante, dove una famiglia composta da persone di diverse generazioni è seduta attorno a un tavolo. Invece di ordinare da mangiare, i membri della famiglia iniziano a elencare ciò che vorrebbero per il Paese.
Il padre comincia chiedendo nuove autostrade. Il nonno aggiunge che vorrebbe che la Serbia non imponesse sanzioni alla Russia e che preservasse il Kosovo e la Metohija. La nonna aggiunge salari e pensioni più alti. La famiglia prosegue con altre proposte, tra cui la costruzione di nuovi ospedali per la maternità.
Poi interviene il più giovane della famiglia, che formula una richiesta molto diversa dalle altre: vorrebbe semplicemente che Vučić se ne andasse. Il padre interviene immediatamente, correggendo la richiesta e proponendo invece di dare al figlio “l’istruzione gratuita”. Poco dopo, una giovane donna seduta al tavolo aggiunge un’altra richiesta: l’adesione della Serbia all’Unione europea e alla NATO.
A quel punto parla Vučić, il cameriere sempre sorridente, che risponde che la NATO non è disponibile, ma che in compenso la Serbia ha “pace e stabilità”. La giovane donna accetta la sostituzione, rispondendo che può andare bene così.
Prima di allontanarsi, Vučić chiede alla famiglia che cosa desideri per dessert. Il padre risponde chiedendo un tasso di cambio stabile del dinaro. Anche questa richiesta viene prontamente accettata dal cameriere. Quando Vučić si allontana dal tavolo, la nonna lo guarda e commenta con approvazione: “Un bravo ragazzo”.
НАТО? Немамо, али имамо мир и стабилност. А, шта бисте ви? pic.twitter.com/nnzSCL42mR
— Александар Вучић (@avucic) September 28, 2026
Lo spot si conclude con una grafica raffigurante due mani intrecciate che formano il profilo della Serbia, seguita dal logo elettorale. L’idea è quasi perfetta. Un politico che per anni ha gestito la cucina ora compare con un grembiule, blocchetto in mano, a raccogliere le richieste proprio dal tavolo che un tempo apparecchiava.
Alla famiglia viene concesso un solo momento di ribellione – il desiderio del bambino che il cameriere se ne vada – prima che venga abilmente reindirizzato verso una politica che rende bene davanti alle telecamere. La NATO è l’unico elemento segnato come “86”. Tutto il resto finisce sul conto.
Le elezioni sono state convocate dopo una prolungata pressione di piazza che il governo non poteva più ignorare. La risposta di Vučić è diventare il cameriere più attento della sala. Non pronuncia un discorso. Prende appunti. Chiede quale dessert desiderino. Il messaggio è che lo stesso uomo che conosce già le specialità del giorno è comunque disposto ad ascoltare ciò che volete, a condizione che restiate seduti e non mandiate a casa lo chef.
Se gli elettori considereranno tutto questo un gesto di consapevolezza e autoironia o, al contrario, quello di un uomo che non riesce a smettere di lavorare neppure quando finge di servire ai tavoli, sarà deciso il 25 ottobre. Fino ad allora, la cucina resta aperta. Autostrade, Kosovo, pensioni e una valuta stabile sono disponibili. La NATO non è nel menù. Pace e stabilità sono incluse in ogni ordinazione. E, secondo la nonna, il servizio è buono.
Non è ancora chiaro chi abbia scritto o diretto lo spot di Vučić nei panni del cameriere. L’idea, tuttavia, non è nuova. Nel 2015 Benjamin Netanyahu si presentò alla porta di una coppia nei panni del “Bibi-sitter”, offrendosi di badare ai bambini e lasciando intendere che solo lui fosse degno di fiducia per prendersi cura della casa. Quello spot fu prodotto sotto la direzione di Aron Shaviv, stratega della campagna elettorale di Netanyahu; in seguito vinse un Pollie Award e il Likud vinse le elezioni successive.
Entrambi gli spot mettono il leader in carica in un ruolo di servizio, così che il potere possa apparire come cura: un uomo che prende l’ordinazione, un uomo che rimane quando i genitori se ne vanno. Non è noto se la versione serba sia un omaggio, una coincidenza o il risultato dell’utilizzo dello stesso repertorio internazionale. Il metodo, invece, è lo stesso.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

